Note Critiche

relative a "l'Obliqua Magia del Tempo"

II tempo nel duplice aspetto, in un libro di poesie che propone "semplicità" come vocazione, essenza, ideale stilistico da salvaguardare, e contribuisce alla felicità di una stagione liberatoria della personalità femminile.

....La semplicità e l'immediatezza sono i suoi strumenti. Com'è naturale poetare, viene in mente. L'arte di Caterina sta proprio nel preservare entro il suo testo il primo genuino moto dell'anima...  Il mondo di Caterina è naturale ma non è mai immotivato- La sacertà e il divino stanno alla radice, nel presupposto; e questo vale per ogni aspetto del vivente: per cui chi offende i principi e i sentimenti naturali, reca offesa non solo alla ragione, ma al tutto, al Dio che parla da ogni dove… In lei l'identificazione di poesia con atto vitale ritmico mi pare sia senza variabili è anche il conseguente rasserenarsi o incupirsi del senso, come accade ai mezzogiorni solcati da nuvole che si apprestano a diventare pomeriggi ... (Mario Luzi)

Farsi accesso al cuore profondo dell'universo: è questa l'obliqua magia del tempo, la magia che sconvolge le nostre coordinate e ci fa accedere alla dimensione animica del cosmo, una magia che sempre è tesa tra la gioia dell'armonia e il dolore dell'oscurità, ma che ha imparato ad unire ciò che appare diviso, a far dialogare mondi all'origine chiusi nel loro mutismo, a portare all'espressione la vita profonda dell'anima- Di questa operazione alchemica - per usare l'espressione di Thomas Moore - la poesia di Caterina Trombetti è, per così dire, una sorta di pietra filosofale, un cristallo attraverso il quale impariamo ad osservare il mondo, con lo sguardo obliquo dell'anima, lo sguardo che ci restituisce infine a noi stessi. (Carmelo Mezzasalma).

Obliquo è il tempo perché si muove tortuoso e nel suo andamento irregolare non lascia spazio a previsioni, ma solo improvvise epifanie che Caterina sa cogliere con l'immediatezza di Alice che penetra nel "giardino delle meraviglie" che dal cuore porta allo "sconosciuto universo". (Fernanda Caprilli).

I nuclei tematici e stilistici della raccolta costituiscono un testo composito ma omogeneo in cui si miscela l'angoscia con l'incanto o meglio si dissolve l'angoscia nell'incanto che è accoglimento liberatorio. La percezione acuta della morte, dell'assenza, tende a risolversi nella luce, la luce che abbaglia, che illumina che riscatta.. Quindi luce ed ombra, vita e morte: questa l'integrità esistenziale per cui la vita è bella e brutta ma "inafferrabile e cara". (Mario Specchio).

La sua poesia sorprende per la freschezza con la quale aderisce alla vita e la racconta maneggiando felicemente tutti i migliori materiali poetici della tradizione, "le strutture più intrinseche della nostra lingua, della nostra metrica e ritmica". (Carmelo Serafini).