Dalla introduzione di Mario Luzi al libro di Caterina Trombetti, DENTRO AL FUOCO edizioni Passigli, Firenze, 2004.

Toni e modi della poesia di Caterina Trombetti ricevono - posso dirlo avendo assistito più volte alle sue affollate e attente letture in pubblico - una singolare adesione e anche una larga, calda, affettuosa condivisione. Evidentemente la sua lirica così aperta e diretta riaccende quel tanto di sogno o di rimpianto che dorme nell'uomo avvilito e banalizzato dei nostri giorni. Ha questo potere, ho notato, la voce di Caterina Trombetti rafforzata anche dalla fede nella umile demiurgia della poesia che è il patrimonio della sua passione e competenza didattica.

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Caterina ha alle sue spalle altri pochi ma significativi libri diversi nei quali oltre al dono naturale di sensibilità colpiva la fresca e diretta affezione per il mondo nei suoi eventi minimi o gravi, esaltanti o luttuosi e nei suoi aspetti soliti e insoliti dove ordinario e straordinario si confondono: gli uni e gli altri vissuti come prove e destino, sofferti anche quando sono solo pensati e meditati. Ho sempre ammirato come riuscissero a divenire simbolici pur restando fedeli alla loro origine, incidentale, suggeriti come sono proprio dal reale perfino minuto dell'esistenza. La fantasia se ne appropria e vi accentra un di più di valore e significato, con naturalezza.

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Questa raccolta ha un titolo esatto che non solo qualifica la materia del libro ma definisce come meglio non si potrebbe la "ragione poetica" e il poetare effettivo di Caterina Trombetti. Dentro al fuoco. E l'epigrafe purgatoriale integra e precisa in modo struggente il senso di quelle parole. Il lettore vi coglierà a piene mani il frutto di quel processo di ascesa allo stile: uno stile e non una maniera per quanto intelligente e aggiornata: uno stile lirico personale che significa bene quel che non è solo personale o soggettivo ma segno di verità cercata e creduta. Processo a mio parere tanto avanzato e assistito dal buon genio che si ha l'impressione che la poetessa si aggiri e respiri nel suo testo con lo stesso agio o turbamento che tra i casi della sua giornata. Di alcuni componimenti come "Febbraio" o "Ad un punto" per esempio, si potrebbe dire che sono stesi con la scioltezza di un pittore che usi con disinvoltura e maestria oltre che il pennello anche la spatola. La natura espansiva di questa poesia ne gode e se ne esalta; il piacere di ascoltarla anche. Riceviamo così da lei affabilmente le ragioni che la sostengono: il sentimento di armonia esultante e troppo spesso offeso, e quello di equità difettivo, e quello di giustizia ferito, e amore in tutte le sue accezioni dalla solidarietà all'eros offerto, possibile e negato all'uomo e tuttavia con speranza desiderato.

Mario Luzi